lunedì 22 agosto 2011

L'Italia è tra i paesi fondatori dell' Unione Europea?


MARIO MONTI (Varese, 19 Marzo 1943) è un economista italiano che stimo molto. credo abbia una capacita di analisi e di lettura della realta al di fuori del comune, densa di sapere scientifico ma allo stesso tempo di umiltà.

è stato commissario europeo alla concorrenza (1999-2004) ed ha portato in europa, con la sua "statura", grande valore per il nostro paese.

per chi se lo fosse perso tra la sabbia e gli ombrelloni, riporto l'editoriale comparso sul corriere  che fotografa la convalescenza dei mercati, cogliendo spiragli di luce.

infine, condivido al 100% lo spirito europeista di monti e credo che l'europa sia un'eredità preziosa per noi giovani, da valorizzare e coltivare.



MERCATI, EUROPA E GOVERNO ITALIANO
Il podestà forestiero
di  MARIO MONTI 
I mercati, l'Europa. Quanti strali sono stati scagliati contro i mercati e contro l'Europa da membri del governo e della classe politica italiana! «Europeista» è un aggettivo usato sempre meno. «Mercatista», brillante neologismo, ha una connotazione spregiativa. Eppure dobbiamo ai mercati, con tutti i loro eccessi distorsivi, e soprattutto all'Europa, con tutte le sue debolezze, se il governo ha finalmente aperto gli occhi e deciso almeno alcune delle misure necessarie.
La sequenza iniziata ai primi di luglio con l'allarme delle agenzie di rating e proseguita con la manovra, il dibattito parlamentare, la riunione con le parti sociali, la reazione negativa dei mercati e infine la conferenza stampa di venerdì, deve essere stata pesante per il presidente Berlusconi e per il ministro Tremonti. Essi sono stati costretti a modificare posizioni che avevano sostenuto a lungo, in modo disinvolto l'uno e molto puntiglioso l'altro, e a prendere decisioni non scaturite dai loro convincimenti ma dettate dai mercati e dall'Europa.
Il governo e la maggioranza, dopo avere rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato l'ipotesi di un impegno comune con altre forze politiche per cercare di risollevare un'Italia in crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un «governo tecnico». Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un «governo tecnico sopranazionale» e, si potrebbe aggiungere, «mercatista», con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York.
Come europeista, e dato che riconosco l'utile funzione svolta dai mercati (purché sottoposti a una rigorosa disciplina da poteri pubblici imparziali), vedo tutti i vantaggi di certi «vincoli esterni», soprattutto per un Paese che, quando si governa da sé, è poco incline a guardare all'interesse dei giovani e delle future generazioni. Ma vedo anche, in una precipitosa soluzione eterodiretta come quella dei giorni scorsi, quattro inconvenienti.
Scarsa dignità . Anche se quella del «podestà forestiero» è una tradizione che risale ai Comuni italiani del XIII secolo, dispiace che l'Italia possa essere vista come un Paese che preferisce lasciarsi imporre decisioni impopolari, ma in realtà positive per gli italiani che verranno, anziché prenderle per convinzione acquisita dopo civili dibattiti tra le parti. In questo, ci vorrebbe un po' di «patriottismo economico», non nel fare barriera in nome dell'«interesse nazionale» contro acquisizioni dall'estero di imprese italiane anche in settori non strategici (barriere che del resto sono spesso goffe e inefficaci, una specie di colbertismo de noantri ).
Downgrading politico . Quanto è avvenuto nell'ultima settimana non contribuisce purtroppo ad accrescere la statura dell'Italia tra i protagonisti della scena europea e internazionale. Questo non è grave solo sul piano del prestigio, ma soprattutto su quello dell'efficacia. L'Unione europea e l'Eurozona si trovano in una fase critica, dovranno riconsiderare in profondità le proprie strategie. Dovranno darsi strumenti capaci di rafforzare la disciplina, giustamente voluta dalla Germania nell'interesse di tutti, e al tempo stesso di favorire la crescita, che neppure la Germania potrà avere durevolmente se non cresceranno anche gli altri. Il ruolo di un'Italia rispettata e autorevole, anziché fonte di problemi, sarebbe di grande aiuto all'Europa.
Tempo perduto . Nella diagnosi sull'economia italiana e nelle terapie, ciò che l'Europa e i mercati hanno imposto non comprende nulla che non fosse già stato proposto da tempo dal dibattito politico, dalle parti sociali, dalla Banca d'Italia, da molti economisti. La perseveranza con la quale si è preferito ascoltare solo poche voci, rassicuranti sulla solidità della nostra economia e anzi su una certa superiorità del modello italiano, è stata una delle cause del molto tempo perduto e dei conseguenti maggiori costi per la nostra economia e società, dei quali lo spread sui tassi è visibile manifestazione.
Crescita penalizzata . Nelle decisioni imposte dai mercati e dall'Europa, tendono a prevalere le ragioni della stabilità rispetto a quelle della crescita. Gli investitori, i governi degli altri Paesi, le autorità monetarie sono più preoccupati per i rischi di insolvenza sui titoli italiani, per il possibile contagio dell'instabilità finanziaria, per l'eventuale indebolimento dell'euro, di quanto lo siano per l'insufficiente crescita dell'economia italiana (anche se, per la prima volta, perfino le agenzie di rating hanno individuato proprio nella mancanza di crescita un fattore di non sostenibilità della finanza pubblica italiana, malgrado i miglioramenti di questi anni). L'incapacità di prendere serie decisioni per rimuovere i vincoli strutturali alla crescita e l'essersi ridotti a dover accettare misure dettate dall'imperativo della stabilità richiederanno ora un impegno forte e concentrato, dall'interno dell'Italia, sulla crescita.
Mario Monti 
07 agosto 2011

martedì 12 luglio 2011

AIUTARE I GIOVANI A GUARDARE LONTANO

AIUTARE i giovani a guardare LONTANO: CHI SE NE OCCUPA? Le istituzioni sembrano impegnate a perseguire gli interessi di partito, dei partiti. Oggi sono i giovani i primi che tentano di occuparsi dei problemi dei loro coetanei, li condividono in pieno, ci sono dentro.
Il tessuto di RELAZIONI che i giovani sanno costruirsi nasce dalla consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo voglia di spiegare le vele e prendere il largo. Ma perché oggi "il largo" deve essere al di fuori della nostra patria?


Pubblico qui di seguito l'articolo di A. Rosina,  tratto da lavoce.info

I paesi in cui si dà più spazio e importanza all'innovazione sono anche quelli in cui i giovani hanno maggiori incentivi a essere autonomi, pienamente attivi e protagonisti nel mercato del lavoro. E sono anche i paesi che crescono di più. L'Italia non è tra questi. Non stupiamoci allora se più di quattro giovani italiani su dieci sono pronti ad andarsene all'estero alla prima occasione.

C'era un tempo un villaggio nel quale, a partire da un certo anno, iniziarono a nascere bambini con un secondo occhio. Alla nascita del primo bambino siffatto si pensò a uno scherzo della natura. Ma poi, dopo il secondo, il terzo e tutti gli altri, divenne evidente che si trattava di qualcosa di sistematico, che riguardava tutti i nuovi nati.

All’inizio i genitori rimasero interdetti, ma poi la questione estetica venne subito superata. In fondo il secondo occhio non li rendeva più brutti, erano solo un po' diversi rispetto ai genitori che ne avevano solo uno al centro della fronte. E poi anche i figli degli altri erano nelle stesse condizioni, quindi tutti ben presto se ne fecero una ragione. Cosa poi servisse quel secondo occhio non era chiaro. In fondo fino ad allora si era vissuti bene anche senza quel doppio dispositivo visivo. I vecchi saggi sentenziarono comunque che non serviva a nulla e che anzi i figli rischiavano di crescere distratti e confusi. Nessuno si preoccupò quindi di trovare il modo migliore di vedere con un occhio in più e i bambini crescendo si abituarono presto a tenerlo chiuso accontentandosi di osservare il mondo come facevano le vecchie generazioni.

In un villaggio vicino successe la stessa cosa, ma i vecchi erano lì più saggi e considerarono un dono per tutta la comunità il fatto che le nuove generazioni si trovassero con potenzialità visive aggiuntive rispetto ai padri. Cercarono di capire come aiutarli a sviluppare meglio tale dotazione innovativa e si trovarono alla fine con giovani che sapevano cacciare con più destrezza e costruire prodotti più raffinati rispetto ai loro genitori.

Il primo villaggio lo potremmo chiamare "conservazione del vecchio", il secondo "
promozione del nuovo". Quale dei due villaggi crescerà con più prosperità? Quale dei due assomiglia di più all’Italia di oggi?


LA RICERCA E L'INDIPENDENZA DEI GIOVANI

La figura 1 può aiutare a rispondere a questa domanda. Vi è rappresentata la relazione tra percentuale di giovani che dipendono economicamente dai propri genitori e spesa in ricerca e sviluppo su Pil. I due indicatori presentano un’insospettata forte associazione statistica. Senza avventurarsi in interpretazioni direttamente causali, ci accontentiamo semplicemente di notare come accada che i paesi in cui si dà più spazio e importanza all’innovazione siano accidentalmente anche quelli in cui i giovani sono maggiormente incentivati a essere autonomi, pienamente attivi e protagonisti nel mercato del lavoro. E sono anche i paesi che crescono di più. L’Italia, ovviamente, si posiziona nella parte meno favorevole del grafico. Non stupiamoci allora se, come risulta dall’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes, oltre quattro giovani italiani su dieci sono pronti ad andarsene all’estero alla prima occasione. Quando infatti varcano il confine il secondo occhio improvvisamente si riaccende e per loro di poter fare meglio e di più di quanto riuscivano a fare nella madre patria.

Figura 1. Giovani che dipendono economicamente dai genitori (asse verticale) e Spesa in R&S su Pil (asse orizzontale). Paesi Ue, anno 2007.



lunedì 6 giugno 2011

REFERENDUM SULL'ACQUA: I cittadini presi in giro

REFERENDUM SULL'ACQUA: I cittadini presi in giro



Un po' sbalordito (ma non troppo) e un po' amareggiato (un po' di più). La causa di tutto ciò è la grave DISINFORMAZIONE creata sui DUE QUESITI del referendum che si svolgerà il 12-13 Giugno 2011 riguardanti l'ACQUA. I promotori del referendum si sono affrettati a dare INDICAZIONI di voto ai cittadini, ma non si sono preoccupati di spiegare IL PERCHÈ è stato proposto un referendum (che costa) nè di delineare perlomeno sinteticamente il CONTENUTO dei quesiti referendari. Ad essi è bastato coniare lo SLOGAN "no alla privatizzazione dell'acqua" e niente più.
Io sono dell'idea che gli italiani non siano così deficienti da non poter comprendere qualcosa in più che non un misero slogan, ammesso che gliene sia data la possibilità e non si ricerchi l'inganno.

La partecipazione degli utenti ai processi decisionali non può avvenire sulla base di una eclatante disinformazione e sulla mistificazione politica.
Do quindi spazio, all'interno del mio blog, all'articolo scritto da Andrea Boitani e Antonio Massaruto e pubblicato sul sito www.lavoce.info che ritengo spieghi il contenuto dei due quesiti referendari sull'ACQUA con professionalità e con il livello più basso possibile di tecnicismi.
Buona INFORMAZIONE.

Luca SCANDROGLIO


REFERENDUM SULL'ACQUA: LE DOMANDE GIUSTE

Fonte: www.lavoce.info

Domande e risposte sui referendum numero 1 e 2. Non si prevede alcuna privatizzazione dell'acqua, ma la legge non mette in discussione neppure la natura pubblica del servizio, l'universalità dell'accesso, il diritto soggettivo dei cittadini a riceverlo a condizioni accessibili. Non è l'ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici a far salire i prezzi. E in ogni caso la tariffa dovrà continuare a coprire gli investimenti. Da evitare invece che contenga extraprofitti. La gestione dell'acqua è uno dei temi di cui si discuterà a Trento al Festival dell'economia, a cui parteciperà anche uno degli autori di questo articolo.


 Il quesito referendario n. 1 - modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica - così recita: Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA?

I promotori del quesito hanno giustificato la richiesta di abrogazione sostenendo che l’articolo 23-bis prevede laprivatizzazione dell’acqua.
In realtà, la proprietà della risorsa idrica non viene messa in discussione dalla legge, ma questo è addirittura banale. Ciò che conta davvero è che la legge non mette in discussione neppure la
 natura pubblica del servizio, l’universalità dell’accesso, il diritto soggettivo dei cittadini a riceverlo a condizioni accessibili: la responsabilità della fornitura continua a essere pubblica e sono i piani di gestione approvati da soggetti pubblici a decidere quali servizi offrire, quanti investimenti fare, quali obiettivi di miglioramento perseguire. L’eventuale coinvolgimento del privato è una scelta che si può descrivere così: il “condominio cittadino” ha bisogno di un idraulico per far funzionare il sistema di servizio, e deve decidere se assumerne direttamente uno alle sue dipendenze (affidamento “in house”) oppure affidare il compito a un professionista esterno. La legge non  richiede che il professionista esterno sia un privato, ma richiede che la scelta venga effettuata tramite una gara pubblica. L’idraulico, chiunque esso sia (azienda pubblica o azienda privata), non è e non sarà mai il “padrone dell’acqua”: l’acqua appartiene ai cittadini, le infrastrutture appartengono ai cittadini, le modalità di accesso alle infrastrutture per approvvigionarsi del bene essenziale sono decise dal soggetto pubblico, le tariffe sono approvate dal soggetto pubblico. L’idraulico ha solo il compito di recapitarci l’acqua a casa, con le caratteristiche qualitative richieste affinché la possiamo usare e poi riprenderla per restituirla all’ambiente. Però, l’idraulico costa: il vincolo per il comune, qualunque modello scelga, è che le tariffe pagate dai cittadini coprano questi costi.
CON I PRIVATI ACQUA PIÙ CARA?
Uno dei leit-motiv dei referendari è che, con l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi idrici, il prezzo dell’acqua non potrebbe che salire. Ma il prezzo dell’acqua sale non perché la gestione sia privata, ma semmai perché è stata, per così dire, “defiscalizzata” a partire dal 1994, quando venne approvata la Legge Galli (legge 36/1994, forse la legge ad attuazione più ritardata della storia nazionale). In passato, e in parte ancora oggi, è stata la finanza pubblica a farsi carico (poco) degli investimenti, mentre la tariffa a stento copriva i costi operativi. Se il contributo della fiscalità generale viene meno, il gestore (chiunque esso sia, pubblico o privato) deve ottenere le risorse finanziarie dal mercato, o sotto forma di prestiti (capitale di terzi) o di equity (capitale proprio). Le regole tariffarie sono uguali per tutti e prevedono che la tariffa copra i costi di gestione, gli ammortamenti e il costo del capitale investito: questo vale sia per le gestioni pubbliche che per quelle dove c’è una qualsiasi forma di coinvolgimento privato.

CON I PRIVATI ACQUA PEGGIORE?

Un altro tema su cui insistono i referendari è che, con l’ingresso dei privati, non potremmo più essere sicuri dellaqualità dell’acqua che beviamo e che, quindi, le gestioni private metterebbero in pericolo la nostra salute. Ma la qualità dell’acqua – in tutti i sensi, compreso quello relativo agli scarichi depurati – è decisa dal regolatore pubblico. Non solo l’eventuale ingresso dei privati non farà peggiorare la qualità, ma potrà farla sensibilmente migliorare, anche tenendo conto del maggiore antagonismo tra regolatore e regolato. Con le gestioni pubbliche, il regolatore pubblico chiude più facilmente un occhio e anche l’opinione pubblica è spesso disposta a tollerare dal pubblico disfunzioni che mai tollererebbe da un privato. Basti citare la vicenda dell’arsenico: le gestioni coinvolte si dividono esattamente a metà tra pubbliche e private, ma quando capita ad Acea la si sbatte in prima pagina, quando invece capita alla gestione pubblica di Viterbo stranamente non ne parla nessuno. L’acqua del sindaco, chissà perché, è sempre ottima e abbondante, anche quando fa schifo. Va anche considerato che le tariffe sono congegnate in modo da premiare chi fa investimenti: il privato, se vuole guadagnare, deve investire. E infatti, i dati dimostrano che le gestioni privatizzate investono di più di quelle pubbliche, che invece sono più vincolate dall’obiettivo politico di tenere basse le tariffe.

EFFETTI COLLATERALI?

I referendari pensano all’acqua, però l’abrogazione della legge riporterebbe in vigore le normative pre-vigentinon solo per i servizi idrici, ma anche per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti locali, eccetera. Secondo quelle normative, la possibilità di affidamento dei servizi “in house”, al di fuori di un chiaro quadro di regolazione, era assai più ampia. L’articolo 23-bis, infatti limita l’affidamento “in house” a “situazioni che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato”. In ogni caso, la legge che col referendum si potrebbe abrogare richiede che la scelta dell’affidamento “in house” vada motivata e trasmessa con una relazione all’Antitrust e all’autorità di settore (se esiste) che devono esprimere un parere (purtroppo non vincolante). Qualcuno, facendo spallucce, dice che, per i settori diversi dall’acqua, si potrebbe intervenire nuovamente ad abrogazione eventualmente avvenuta. Ma il quesito referendario riguarda un intero articolo di legge, che si occupa di tutti i servizi pubblici locali. Dovessero vincere i sì, la manifesta volontà degli elettori riguarderebbe tutti i servizi e non solo l’acqua. Perché il legislatore dovrebbe rispettare l’esito del referendum per l’acqua e tradirlo per altri settori?
Il quesito referendario n. 2 - determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito – chiede: Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

SE IL PROFITTO VENISSE ABOLITO, L’ACQUA COSTEREBBE DI MENO?

Il quesito sembra motivato dall’idea una “adeguata remunerazione del capitale investito” comporti inevitabilmente prezzi dei servizi idrici maggiori. Se fosse vero che il prezzo aumenta per colpa del profitto, sarebbe vero anche per qualsiasi altra attività economica: anche le case, le automobili, il pane e gli abiti costerebbero di meno se fossero prodotti da un soggetto pubblico che non remunera il capitale investito. Ma la storia dell’Unione Sovietica smentisce questa credenza. Dobbiamo intenderci sul significato di “profitto”. In un mercato concorrenziale, rappresenta il costo-opportunità del capitale e il premio per l’imprenditore che riesce a produrre lo stesso valore degli altri con costi più bassi (o un valore più alto agli stessi costi). In un mercato monopolistico non regolato, il profitto è gonfiato dalla rendita di monopolio. Nel settore idrico le possibilità di sfruttare la concorrenza sono limitate alla fase di affidamento del servizio (da quattro a dieci volte in un secolo, diciamo), ma una buona regolazione può aiutare non poco. Del resto, non basta non fare profitti per costare poco: un’impresa che non remunera il capitale, ma ha personale in eccesso o affida consulenze d’oro agli amici dell’assessore, alla fine, potrebbe costare di più. Se la regolazione è costruita in modo che il profitto rappresenti l’eventuale premio per l’impresa che si dà da fare per ridurre i costi, il cittadino ne può trarre beneficio.
Attualmente il “metodo normalizzato” per il calcolo della tariffa idrica prevede che il costo del capitale da imputare alla tariffa sia calcolato in modo forfetario al 7 per cento del valore del capitale investito: questa scelta è arbitraria e discutibile. Quel 7 per cento non è “profitto”, ma ingloba in sé gli interessi passivi sui finanziamenti che l’azienda riceve dal mercato, e copre in parte il rischio di impresa. Viene riconosciuto a tutte le gestioni e non solo a quelle private. È vero che il valore del 7 per cento, fissato arbitrariamente nel 1996, quando ancora c’era la lira, rappresenta un valore ormai privo di qualsiasi riferimento con il “vero” costo del capitale che le gestioni sostengono. Ad ogni modo, il quesito referendario abolirebbe l’inciso relativo alla “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ma non il principio, stabilito dallo stesso articolo 154 comma 1 una riga dopo, in base al quale la tariffa deve garantire la copertura dei costi, comprensivi degli investimenti. Dire che la tariffa deve coprire gli investimenti significa che, in ogni caso, il costo del capitale dovrà essere coperto: con cosa si ripagherebbero i debiti contratti con le banche, altrimenti? E se questo capitale fosse capitale di rischio (equity), il suo costo è rappresentato dall’utile netto aziendale. Quello che dovrebbe invece essere evitato (ma non serviva certo il referendum per ribadirlo) è che la tariffa contenga “extraprofitti”, ossia remunerazioni eccessive rispetto al costo-opportunità del capitale e al premio per il rischio.

L’ACQUA DIVENTERÀ UN BENE DI LUSSO?

Gli effetti distributivi non vanno mai trascurati: è giusto preoccuparsene, ma senza allarmismi e senza confusioni. Oggi spendiamo circa 90 euro/anno pro capite e a regime potrebbero diventare il 20 per cento in più, con l’attuazione dei piani di gestione esistenti. Volendo proiettare a lungo termine le tariffe davvero necessarie per un equilibrio di lungo periodo si potrebbe arrivare a 140-150 euro pro-capite. Non sono cifre irrisorie, sebbene si tratti pur sempre di 50 centesimi al giorno. Oltre tutto, questi valori medi oscillano da una realtà all’altra e l’incidenza sui redditi può essere molto diversa, considerando che poiché l’acqua è un bene essenziale, i ricchi ne consumano quanta i poveri. Il tema dell’incidenza tariffaria non va certamente banalizzato, ma può essere affrontato in modo adeguato, costruendo strutture tariffarie diverse da quella attuale. Un conto è dire che i ricavi da tariffa (complessiva) devono coprire i costi totali, un altro conto è discutere di come costruirla. Ad esempio, si potrebbero introdurre quote fisse significative parametrate ai valori catastali in modo da ridurre l’incidenza sulle fasce sociali più deboli. Si può anche pensare a forme integrative di intervento della finanza pubblica, finalizzate a garantire che l’accesso al mercato dei capitali avvenga a condizioni più vantaggiose, e quindi con un minore impatto sulla tariffa.

 -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

lunedì 23 maggio 2011

GRAZIE! Diamo il benvenuto all' INIZIO

Mi sento in dovere di RINGRAZIARE i 42.226 elettori bustocchi che sono andati a votare il 15 e 16 Maggio 2011 alle elezioni amministrative. Con molto piacere mi sento ancora più in dovere di ringraziare, tra i ben 291 elettori che hanno votato la nostra lista civica IMPRONTA GIOVANE (quasi l'1%), gli 84 CITTADINI che hanno espresso la loro PREFERENZA nei confronti del sottoscritto.

Sento tutto il peso della responsabilità che questi 84 voti portano con se. Un traguardo raggiunto con pochi strumenti ma con TALENTO e LEALTA', PASSIONE e SACRIFICIO. GRAZIE!

OGNI VIAGGIO INCOMINCIA CON UN PRIMO PASSO, e questo è un viaggio emozionante e al tempo stesso promettente. Per questo continuerò  ad impegnarmi personalmente per la nostra Busto partecipando, tra le altre cose, alle sedute del CONSIGLIO COMUNALE al fianco di Gian Pietro Rossi, con lo scopo di IMPARARE l'arte dell' ALTA politica e la passione per il bene comune, come lui ha avuto modo di apprenderle dai padri della patria.


Sei rimasto/a DELUSO/A dal voto? Ma questo è solo l'INIZIO. Noi siamo giovani educati all'impegno. Il TUTTO SUBITO è una distorsione della realtà consegnataci dal pensiero dominante. SPIRITO DI SACRIFICIO, la salita è appena cominciata ma il panorama sta già CAMBIANDO, soprattutto negli occhi di chi sa vedere un po' più in là, OSANDO.

 Agli elettori della maggioranza dico: la vostra garanzia sull'operato della maggioranza siamo noi e SORVEGLIAMO affiché il vostro voto non vada svuotato.

Noi siamo PER e non Contro.
Noi lavoreremo per UNIRE, cercando sempre il DIALOGO ed il CONFRONTO con tutti ed individuare così le soluzioni più EFFICACI ed EFFICIENTI da proporre per la città intera: questa è l'anima nobile della politica, perchè sul locale non c'è colore che tenga, contano LE PERSONE.

mercoledì 4 maggio 2011

IMPRONTA GIOVANE VINCE

IMPRONTA GIOVANE VINCE.

Più parlo con gli altri GIOVANI, e più mi convinco di quello che sto facendo.
Più sento parlare i soliti POLITICI, e più mi viene voglia di impegnarmi in politica.

Nonostante fossi pienamente convinto del TALENTO e del POTENZIALE insostituibile dei giovani nel saper affrontare i temi legati alla politica e proporre, ognuno secondo le proprie COMPETENZE, brillanti idee per affrontare sfidanti prospettive di sviluppo, riescono ancora a STUPIRMI.
Sono i GIOVANI di Busto che hanno grandi SOGNI per la propria città e sanno tradurli in PROPOSTE concrete con entusiasmo, voglia di fare e spirito di sacrificio. Quando di sogna INSIEME, incomincia la REALTA'.

Sento anche dire:" ma tanto non cambierà niente.." .
Ai giovani più SCORAGGIATI dico, l'unica cosa che non cambia mai è il CAMBIAMENTO stesso. Chi FA FINTA di governare bene ha il dovere di perdere il posto perchè quelli che più di tutti pagheranno il degrado odierno della politica saremo NOI giovani. Se non crediamo in noi, nessuno lo farà.


Allora IMPRONTA GIOVANE VINCE e sta già vincendo nella misura in cui sa ASCOLTARE e DIALOGARE, sa dare spazio e voce al POTENZIALE insostituibile che c'è nei giovani, tanto temuto  e ignorato dai partiti. Noi non abbiamo nulla da perdere, ma abbiamo un AVVENIRE da costruire con le nostre scelte OGGI.

Cosa ci manca? L'esperienza.  NO, abbiamo trovato anche quella: Gian Pietro Rossi ha fatto tanto, e nonostante l'età avanzata continua ad avere uno spirito giovane, libero e tanta passione. Perciò ha accettato di sostenerci e di aiutarci ad aprire UNA VIA NUOVA. Sono dell'idea che è troppo semplicistico limitarsi a scaricare, alquanto scoraggiati e afflitti, la colpa sulle amministrazioni comunali precedenti o attuali senza un dialogo COSTRUTTIVO e una COLLABORAZIONE seria orientata ad una risoluzione CONCRETA delle problematiche di Busto.


Luca SCANDROGLIO

mercoledì 20 aprile 2011

Cosa ci fanno dei GIOVANI in POLITICA?

BUSTO ARSIZIO, Elezioni Amministrative 15-16 Maggio 2011

 vota
* IMPRONTA GIOVANE *
Scrivi
 Scandroglio



Cosa ci fanno dei Giovani in Politica?

Cara Busto Arsizio!

         Ancora una volta ti trovi nell'occhio del ciclone, ancora una volta fai da culla al TALENTO e all'INTRAPRENDENZA. Quanti eroi hai accolto tra le tue strade, e quanti ancora oggi vivono in te lavorando quotidianamente nel nascondimento.

Davanti alla decadenza della politica, davanti alla crisi economica, davanti alla crisi dei valori, i tuoi giovani non ci stanno a farsi prendere in giro e a farsi derubare di un futuro  che è tutto loro.
Chi ci sarà a Busto Arsizio nel 2050?

I tuoi giovani riconoscono il TALENTO e la FORZA CREATIVA che c'è in loro e OFFRONO capacità intellettive, relazionali e comportamentali come elemento PROPULSORE per l' INNOVAZIONE e la RINASCITA dell’area. I tuoi giovani hanno nel cuore  valori forti e sanno sacrificarsi per essi.
Come scritto da C. M. Martini, l’avvenire è sempre stato di minoranze forti, non di masse passive attratte solo dal gusto di ciò che piace.

Questi sono i motivi per cui è nata IMPRONTA GIOVANE: giovani come veri protagonisti del nostro vivere sociale.


Luca SCANDROGLIO

sabato 16 aprile 2011




Luca SCANDROGLIO
BUSTO ARSIZIO
ELEZIONI AMMINISTRATIVE
15-16 MAGGIO 2011


PER FARE MEGLIO, SERVONO I GIOVANI




 Seguici su 



I giovani costituiscono la principale risorsa di una società civile perché ne rappresentano il futuro generazionale, progettuale e culturale. È necessario  un riconoscimento del potenziale insostituibile che i giovani rappresentano e un impegno costante nella creazione di opportunità e nell’investimento verso le nuove generazioni.





I Giovani sono e saranno sempre il futuro di qualsiasi società.
I Giovani sono energia, voglia di vivere, di lavorare, di divertirsi, di crescere, ma anche di contestare, di gridare forte e chiaro il loro disappunto  per quelle occasioni che spettano loro di diritto, ma che spesso la società non  offre.

Chi poteva prendersi carico di trasmettere un messaggio giovane?
Chi conosce le problematiche giovanili meglio di chiunque altro ?
Chi vive il malcontento giovanile ?
A queste tre domande la risposta è una sola :

I GIOVANI !!



IMPRONTA GIOVANE

Ø   i candidati hanno un età compresa fra i 19 ed i 38 anni
Ø   il primo obiettivo  è quello di
Investire sulla FORZA CREATIVA delle giovani generazioni come elemento PROPULSORE per l' INNOVAZIONE e la RINASCITA dell’area




Premessa

In questi mesi abbiamo avuto modo di conoscere la storia e il cammino politico-sociale della città di Busto Arsizio grazie ai racconti di chi, come il senatore Rossi, ha contribuito attivamente al suo sviluppo.
Abbiamo  deciso di appoggiare la sua candidatura perché -come diceva Don Bosco- è l’esempio che trascina, il buon esempio di chi ha fatto e vuole ancora fare tanto, ma soprattutto perché continua ad avere uno spirito giovane, libero e tanta passione. 

Vogliamo contribuire, recuperando il significato più nobile del termine politica, alla crescita economica e culturale di Busto nell’interesse della collettività. Crediamo che il miglior modo per far crescere una città sia partire dal basso, dalle fondamenta: un uomo pubblico dovrebbe amministrare la propria città come un buon padre di famiglia partendo dalle esigenze primarie e dalle necessità più stringenti. Per questo condividiamo il programma degli Indipendenti di Centro rivolto interamente alle tematiche del lavoro, della solidarietà e della lotta agli sprechi.

La città di Busto  Arsizio sta vivendo un momento di crisi ma è troppo semplicistico limitarsi a scaricare, alquanto scoraggiati e afflitti, la colpa sulle amministrazioni comunali precedenti o attuali senza un dialogo costruttivo e una collaborazione seria orientata ad una risoluzione concreta delle problematiche di Busto Arsizio. 
Quando si arriva a un certo punto la responsabilità è anche, e forse soprattutto, di chi ha permesso passivamente ad un singolo o a pochi di fare il bello e il cattivo tempo. 
Crediamo che ogni singolo cittadino dovrebbe responsabilizzarsi e partecipare attivamente e più consapevolmente alla riabilitazione di Busto Arsizio affinché la città possa ritrovare il valore e l’importanza che merita. 

Quando si sogna insieme incomincia la realtà.




Gli obiettivi generali sono riconducibili a:


Ø  investire sulla forza creativa delle giovani generazioni come elemento propulsore per
l’innovazione e la rinascita dell’area;

Ø  creare le condizioni per la nascita e la diffusione di imprenditorialità tra i giovani;

Ø   accompagnare i giovani affinché siano in grado di trasformare la loro “passione” in una
             “professione”, ad esempio realizzando dei corsi di artigianato;

Ø  contribuire alla promozione dell’area di Busto Arsizio come luogo all’avanguardia per l’ospitalità ai giovani e alle loro idee;

Ø  offrire possibilità di inclusione sociale a giovani svantaggiati;

Ø  aumentare le occasioni in cui i giovani vivano un senso di appartenenza alla propria città.







I punti di forza del progetto sono:


- la rete dei partner (enti, amministrazioni comunali, istituzioni e associazioni di rilievo cittadino) con i quali indirizzare scelte, fornire servizi, valutare il processo e offrire quei
valori aggiunti necessari affinché il progetto possa crescere e ottenere importanti risultati;

- un sistema di servizi, offerti dal pubblico e dal privato, accessibile, efficiente e più vicino alle esigenze espresse dal mondo giovanile;

- uno sportello gestito dai tutor che accoglie le idee dei giovani e li accompagna attraverso le varie fasi dei progetti per facilitarne la realizzazione e raccogliere, analizzare e valutare le esperienze; accanto ai tutor sono previsti specialisti in grado di fornire consulenze sui temi specifici di ciascun progetto;

- una rete di spazi disponibili per la realizzazione dei progetti, che permettano alle idee dei
giovani di trovare una loro localizzazione.
                                                
Occorre ridurre la distanza tra istituzioni e giovani e valorizzare la loro partecipazione, riconoscendoli come risorsa e come partner attivi nell’elaborazione di progetti concreti, conformi alle loro aspirazioni e alle loro capacità.



In questa prospettiva è necessaria la realizzazione di momenti di incontro e scambio fra i giovani attraverso il coinvolgimento delle scuole, delle istituzioni, delle associazioni e di tutti coloro che intendono riflettere sulla realtà politica e sociale locale, nazionale e internazionale.

In particolare, sviluppare nuovi progetti di partecipazione attiva che:

Ø  producano ricerca e formazione nel campo dell’educazione alla cittadinanza e alla partecipazione,

Ø  offrano spazi in cui i giovani cittadini possano partecipare attivamente alla vita sociale e politica della propria comunità,

Ø  studino e sviluppino nuove forme di consultazione e di rappresentanza giovanile nel rapporto con l’ente locale.


La Ricerca

Favorire l’ innovazione è l’unico modo per poter competere con gli altri Paesi, soprattutto con i Paesi cosiddetti emergenti. Applicare un’etichetta “made in Italy” non garantisce la competitività delle nostre aziende e dei nostri prodotti .  Bisogna  investire in ricerca, ricerca di nuovi materiali, di nuovi prodotti, di nuovi processi, di nuove tecnologie. La nostra zona ha la grande fortuna, frutto di scelte oculate e lungimiranti del passato, di poter contare su Istituti,  universitari e non, di assoluta eccellenza.
In presenza di iniziative che offrano opportunità interessanti di lavoro altamente qualificato, forse i giovani dotati di miglior talento e preparazione sarebbero invogliati a rimanere, anziché  andarsene all’estero, come spesso accade.
Verso quali settori indirizzare la ricerca e l’innovazione ? Per esempio verso le nano-tecnologie e le bio-tecnologie, che trovano potenziale applicazione in moltissimi campi e richiedono investimenti non impossibili.
A tal fine si potrebbe collaborare attivamente con i comuni limitrofi per progetti condivisi al fine di creare opportunità più ampie, dividendo così i costi e ottimizzando i risultati.
Si potrebbero inoltre promuovere dei convegni, in collaborazione con istituti finanziari o con realtà industriali, commerciali o di servizio, a sostegno delle attività imprenditoriali che vogliano rinnovarsi, essere sempre competitive e rimanere nel mercato.

Il Patrimonio immobiliare

Sono molte, troppe, le situazioni di immobili acquisiti anni fa dal Comune che sono rimasti inutilizzati, in attesa di una decisione sulla loro destinazione. 
Non si può continuare così, ma bisogna scongiurare il rischio che, in un modo o nell’altro, il patrimonio accumulato nel corso di decenni venga “svenduto” alla speculazione immobiliare. Rischio questo assai probabile dal momento che il mercato immobiliare è in ribasso e non è ancora disponibile il Piano di Governo del Territorio. Tra l’altro, sembra che l’inventario del patrimonio immobiliare sia completo per quanto riguarda gli edifici, ma NON per i terreni.
La prima azione urgente, quindi, è il completamento dell’inventario, a cui dovrà seguire una decisione sulla destinazione degli immobili già inventariati .





Spazi Metropolitani è un progetto che intende mettere in relazione il protagonismo giovanile e la disponibilità di spazi, pubblici e privati, della città.
 L’obiettivo è quello  di rendere disponibili proprietà immobiliari dismesse della Città di Busto ai gruppi di giovani che ne facciano richiesta, presentando un progetto di utilizzo.
Il progetto ha il ruolo di continua sperimentazione nella individuazione di procedure innovative, nella ricerca e messa a disposizione sia di spazi, pubblici e privati, sia di forme di sostegno, anche economiche, per i giovani.

-          Per esempio:  la realizzazione, possibilmente nell’ex carcere dietro la biblioteca, di una struttura multimediale e tecnologica che possa funzionare come  SALA INCISIONI/SALA FILMATI.

Inoltre un progetto innovativo destinato ai gruppi di giovani dediti al writing prevede la destinazione di alcune superfici murarie a interventi artistici. Ciò nasce dall’urgenza di affrontare due diverse esigenze urbane: da una parte riconoscere alcune potenzialità artistico-creative dei giovani, spesso sconosciute e clandestine, costruendo con loro rapporti di fiducia e di collaborazione e sostenendone lo sviluppo di idee; dall’altra realizzare iniziative a basso costo per combattere il degrado fisico di alcune aree urbane e migliorarne l’impatto percettivo.


Settimana Letteraria, una festa cittadina dedicata alla parola scritta, letta e raccontata che -con il coinvolgimento delle scuole- offra ai giovani uno spazio di visibilità pubblica per presentare i testi letterari realizzati nel corso dell’anno. La settimana letteraria è anche luogo di conoscenza e di confronto con potenziali lettori e con scrittori italiani contemporanei; favorisce occasioni di conoscenza e di confronto tra modelli ed esperienze letterarie, tra generazioni diverse e coinvolge un pubblico allargato per età e interessi.



Sport - Lo  sport è un fattore importante d’ aggregazione per i giovani. Si deve lavorare innanzitutto per il miglioramento delle strutture esistenti con un preciso censimento degli impianti ed il relativo stato d’uso. Nel contempo si provvederà a tracciare una mappa delle società sportive presenti sul territorio con relative strutture ad esse correlate. Se alcune società non fossero collegate a strutture, sarà nostro impegno trovare luoghi idonei per poter praticare lo sport prescelto. Per esempio : i ragazzi del Busto Rugby sono attualmente privi di un campo in loco dove allenarsi.   



   




















Ognuno lascia la sua impronta nel mondo. 
Quale sarà la tua?





 PER FARE MEGLIO, SERVONO I GIOVANI



Luca Scandroglio